Introduzione..
Erano 9 mesi che aspettavano..
Killua, irumi, milkie, e karuto ormai cresciuti aspettavano impazienti quel momento..
Anche Silva lasciò la sua solita sicurezza lasciando intravedere una punta di entusiasmo..
Stava per nascere, un nuovo fratello?? oppure una nuova sorella??
Se fosse stato così sarebbe La prima Zoldieck femmina..
-Allora è nato?- disse silva.
-Si si..- disse una delle serve con un neonato in mano..
-E’ un maschietto vero..??-
-No.. Una bellissima femminuccia.-
Se devo dire la verità anche se ero una neonata capii dal suo sguardo che rimase deluso dalla notizia.
-Una femmina..- sussurrò..
Se ne andò senza neanche dare un semplice saluto verso la sua piccolina.
Piansi, piansi per ore intere quel giorno..
Anche I miei fratelli non mi diedero nessuna considerazione, l’unico fu Killua ormai quindicienne..
Ma anche lui era distaccato da me..
Qui incomincia la mia storia, la storia della prima femmina zoldieck evitata da tutti..
La storia di kurate zoldieck..
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1° CAPITOLO..
14 ANNI X INDIFFERENZA X NUOVA VITA
Avevo ormai quattordici anni e questi ultimi li avevo passati ad allenarmi.
Tutti avevano per me un indifferenza totale e l’unica amica che mi ero fatta nella mia famiglia era Canarie..
Per quanto cercassi di avvicinarmi ad almeno un mio fratello,
mio padre si intrometteva chiudendomi in camera per farmi allenare..
Mi chiedevo sempre perché fossi nata, e puntualmente non trovavo risposta.
Ma poi perché erano così??
Dei genitori non dovrebbero volere bene sempre alle loro figlie senza dipendere dal sesso che hanno??
-Illumi..- sussurrai..-Facciamo un po’ di lotta??-
-no non adesso kurate..-
Perché tutti.. Tutti quanti mi evitavano??
Come se fosse stata colpa mia che sono nata femmina..
Erano le 19.00 di sabato 10 giugno,
e come ogni giorno tutta la famiglia si riuniva a cena, sempre interrotta da varie cose.
Nessuno mi rivolgeva la parola, come sempre.
Ormai mi ero quasi abituata a starmene lì zitta a mangiare cibo che odiavo pure.
Intanto pensavo, pensavo a tutti i miei 14 anni passati senza un bacio, una carezza..
mi guardavo intorno, cercando di capire le loro conversazioni e
cercando di capire anche da un loro sguardo se si ricordavano che l’indomani sarebbe stato il mio compleanno.
Ma niente..
L’ 11 giugno..
Il giorno della mia nascita da lì è incominciato tutto, tutti i miei guai, cioè la mia vita..
Finita la cena me andai in camera mi stesi sul letto e preso il cuscino cominciai a piangere..
-Il dolore che sento mi toglie il respiro,
mi si stringe il cuore pensando ai miei 14 anni andati in fumo,
mi scaglio verso la luna ma la fredda pioggia bagna il mio povero corpo..
Vado alla deriva persa nei miei tristi pensieri..
Ritrovo la felicità solo pensando al futuro sperando che sia migliore di questo presente,
che prima o poi dovrà finire..
la mia mente spicca il volo cercando una fantasia che finalmente mi darà pace..
Allargo le mani verso la stessa luna di sempre sperando di trovare qualcosa
che mi dica che vale la pena di vivere
e che mi dia il coraggio per andare avanti e far tacere la voglia di uccidere,
perché non sarò mai come loro, perché non sarò mai un assassina..
O almeno non voglio..
ma se questa è la mia unica speranza per farmi accettare allora si..
Per la mia famiglia abbandonerei il mio sogno per seguire il loro.
- detto questo mi addormentai sul mio lettone nero.
Incubi, solo incubi..
Morte, carte, chiodi.
. Occhi rossi..
Era da un po’ di tempo che facevo lo stesso sogno.
Una landa desolata piena di croci conficcate nel terreno, sangue dappertutto..
Morti..
Senza occhi..
Un ragazzo..
ma qui mi svegliavo sudata e ansimante..
All’inizio solo immagini sfocate ma in questo mese le immagini erano diventate nitide.
Quel ragazzo l’aveva già visto da qualche parte, biondo con gli occhi azzurri e rossi,
non riuscivo a capire chi era e dove l’avevo visto ma sapevo che prima o poi avrei capito tutto..
La mattina era arrivata e vicino al mio letto mi sono trovata un piccolo pacchetto..
-ma..- avevo gli occhi lucidi, pensando e fantasticando da quale dei miei fratelli era arrivato,
lessi il biglietto tutto d’un fiato..
-Alla mia unica amica.. firmato Canarie..- sembrava troppo bello per essere vero, cosa doveva aspettarsi??
In 14 anni non aveva avuto niente perché questo anno dovrebbe essere stato diverso??
Uscii dalla stanza, avevo i capelli che andavano da ogni parte e i vestiti tutti stropicciati..
-Ma ti sembra il modo di andare in giro? fila a sistemarti..- gli urlò dietro sua madre..
-Che bel compleanno..- sussurrai mentre entravo in camera sbattendo la porta..
Sentii ancora le parole di mia madre dietro la porta ma non ci feci caso..
Aprii il mio armadio e presi un vestito a caso, mi infilai la tuta nera e rosa e uscii nuovamente.
Mia madre era ancora lì ad aspettare che uscissi,
forse per sgridarmi per l’ennesima volta o semplicemente per darmi degli ordini..
Me la ritrovai davanti ma guardata dritta negli occhi me ne andai dalla parte opposta..
-Vieni subito qui ragazzina!! Devi portarmi più rispetto..-
Scesi le scale velocemente , non volevo più sentire mia madre, oramai ero stufa di insulti e sgridate..
Ero più forte perfino di Killua ma nessuno mi aveva dato un po’ di fiducia..
Ero assorta nei miei pensieri quando Canarie mi riportò nel mondo reale..
-signorina è pronta in tavola..- mi disse..
-Grazie..-
-E buon compleanno signorina..-
-Chiamami solo Kurate..- dissi mentre mi dirigevo verso la sala da pranzo..
-sei in ritardo ragazzina..- disse suo padre..
Non ci feci nemmeno caso ma mi sedetti tranquillamente al tavolo..
-Ragazzina devi allenarti di più..- continuò suo padre..
Fremevo dalla rabbia volevo trattenermi ma non ci riuscii..
-Ragazzina???? Papà sono tua figlia!!-urlai..
–Perché mi trattate così? Sono vostra figlia e vostra sorella..
Ho passato quattordici anni d’inferno, e tutto per colpa vostra..
Ho dei poteri che neanche immaginate.
Ma perché dovete sempre rovinare tutto? – incominciai a piangere..
–Sapete una cosa? Oggi è il mio compleanno, e nessuno di voi se ne è ricordato..
Mi sarebbe bastato un tanti auguri..
Solo quello..- poi corsi via verso la mia stanza..
Presi una borsa misi dentro l’occorrente indispensabile e uscii di casa..
Intanto nella sala da pranzo era calato un imbarazzante silenzio,
Illumi aveva provato a seguirmi ma suo padre come sempre l’aveva bloccato..
-Non provarci..- Allora si risedette..
Ma cosa mi importava adesso??
Finalmente avevo avuto il coraggio di andarmene.
Mi sarei presa un appartamento fingendomi maggiorenne e avrei vissuto una nuova vita.
I soldi li avevo e il coraggio anche..
Non mi mancava niente..
E poi dovevo anche scoprire chi era quel ragazzo del sogno..
Era il mio obbiettivo..
Un obbiettivo che giurai di portare a termine..
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2° Capitolo 
Regalo x Felicità x Assassini
Era notte e io ormai vagavo da ore ore, una giornata intera..
Non avevo mangiato niente e anche se con dispiacere cominciavo
ad avere rimorsi su quello che avevo fatto solo quella mattina..
“Ma che volevo dimostrare andandomene via?? Sono solo una stupida..” pensavo.
Ormai neanche io avevo più fiducia in me stessa.
Avevo fame ed ero stanca, così andai in un motel e presi una stanza.
Non era un granchè ma mi andava bene lo stesso,
mi stesi subito sul letto scrutando ogni minimo movimento fuori dalla finestra come se volessi trovare qualcosa.
Ma niente..
Guardavo il soffitto quando il mio cellulare squillò.
-Pronto?- dissi con un filo di voce portandomi lentamente l’apparecchio all’orecchio.
Ma nessuno rispose, pensai subito ad uno scherzo telefonico quando però si sentì una voce..
-Ku-kurate?-
-Si chi è?- Era una voce melliflua bella travolgente ma mise giù lasciando in me una curiosità immaginabile..
Quell’uomo provò a richiamarmi altre 3 o 4 volte ma si ripetè sempre la stessa cosa.
Così spensi il cellulare stufa e scocciata, anche se la curiosità non era scesa neanche di un po’.
Sentii un languorino nello stomaco così chiamai il servizio in camera.
Non avevano molto sul menù, così mi accontentai di un cheesburger e di un pacco di patatine.
Appena arrivato il cameriere mi diede la mia cena insieme ad una lettera nera con sopra scritto:
“per kurate..”
-Signorina Kurate questa è per lei..-
-Per me ??..-
-si.. dovrebbe firmare qui..-
Poi mi fece vedere un modulo, avevo fame così non lessi niente cercando
di liberarmi in fretta di quel rompiscatole..
-Kurate zoldick.. Ecco fatto..-
Il cameriere a quelle parole impallidì..
-Zoldick..?- sussurrò.
Poi scappò via, era terrorizzato e si vedeva ma cercai di fare finta di niente..
Presi la mia cena e mi coricai sul letto, ingurgitai delle patatine mentre eccitata aprivo la busta.
“Sorellina, in questi anni ti ho trattato come un estranea, e mi dispiace.
L’ho fatto solo perché nostro padre ci proibiva di legare con te,
lo so non sono il tipo che si fa comandare ma ero l’unico che non ero d’accordo..
Mi dispiace dirtelo ma tutti ti considerano il disonore degli zoldick..
Solo perché sei una femmina..
Ma io ti ho sempre voluto bene, non te lo mai dimostrato ma te l’ho sempre voluto.
Non avercela con me ti prego e non fraintendermi
quando ti dico che sono contento che te ne sia andata..
Non era il posto per te, e forse neanche per me,
ma io non ho avuto il tuo coraggio..
Se ti serve aiuto chiamami.
Ti vorrò sempre bene..
Il tuo Illumi..
P.s: tanti auguri sorellina.. questo è per te..”
Quando arrivai in fondo alla lettera avevo le lacrime agli occhi.
“E’ la giornata più bella della mia vita” pensavo..
Ero al settimo cielo si era pure ricordato del mio compleanno!!
Poi presi la busta e dentro trovai un piccolo pacchetto..
La aprii con calma stando attenta a non rovinarlo.
Dentro ci trovai una collana con un piccolo ciondolo nero e rosa a forma di “Kurate..”
L’aveva fatto fare apposta per me..
Accesi il cellulare e mandai un messaggio a illumi..
“notte Illumi e anchio ti voglio bene..”..
Stavo piangendo, e come era possibile non farlo.
Era un momento che di certo non avrei mai più dimenticato!!
Bussarono alla porta..
Andai ad aprire mentre mi asciugavo le lacrime.
Mi trovai davanti a tre uomini che subito mi attaccarono.
Cercai di difendermi ma uno ormai mi aveva preso alle spalle.
-E questa è una zoldick?? La pagheranno bene..-
Cosa volevano farmi?
Cominciarono a tirarmi pugni allo stomaco finchè stremata non svenni..
Prima di farlo però dissi due parole:
-Illumi aiutami..-