.:. Il richiamo degli angeli .:.

Introduzione

Asia e Sofia.
2 sorelle completamente diverse sia nel carattere che nel fisico.
Il giorno e la notte…
si assomigliavano proprio a quello… Erano come le tenebre e la luce. Legate con filo invisibile.. Unite anche se divise..
Avevano un rapporto molto speciale…
Amiche oltre k sorelle…
Asia la più grande era scappata di casa soli 3 anni fa..
a 17 anni lasciando quel mondo in cui si sentiva a disagio ma soprattutto lasciando la sua sorellina di 2 anni in meno.
Qualche volta le capitava di pensare a sua sorella...

---------------------

1° Capitolo..
YORK SHIN x ASIA x SOFIA

- Sofia!- urlò Asia nel buio della sua stanza..
Si sentiva spaesata.. in questi ultimi giorni non faceva che pensare alla sorella. L’unica persona di cui sentiva la mancanza.
- Era solo un incubo..- si ricoricò accarezzandosi i capelli neri.
“E gli arcobaleni e gli unicorni dove li hai nascosti??” era una frase che gli echeggiava in testa…
Una semplice frase che tanto tempo fa aveva pronunciato. Alzò il braccio e vide quel braccialetto nero.
Osservò lo scintillio delle campanelle.
- Mi manchi sorellina… Mi manchi tanto...- sussurrò, facendoli tintinnare muovendo il polso.
Un dolce tintinnio pieno di ricordi.
Guardò la sveglia: poteva stare a letto ancora 15 minuti poi sarebbe dovuta andare da Kuroro e Shalnark.
Non aveva proprio voglia di andare all’appuntamento..
“Una promessa è una promessa..” pensò mentre svogliata si alzava..
Aprì l’armadio e si ritrovò davanti ad un mucchio di vestiti ammucchiati..
Chiuse gli occhi e a caso prese una maglietta nera scollatissima, senza maniche e una gonnellina corta dello stesso colore.
I capelli pettinati a malapena e raccolti in 2 trecce malandate. Poi andò all’appuntamento.
Si mise a camminare molto velocemente e senza accorgersene era arrivata a quella casetta spettrale.
Bussò.
- Asia! Finalmente…- esclamò Shalnark, vedendola.
- Senti, bello, non rompere- lo zittì.
- Calmati... Dai, entra-
Entrò lentamente e davanti si trovò una stanza che conosceva bene.
Tutti i ragni erano li, seduti su quel divano enorme..
- Allora.. finalmente 6 arrivata!! Ti stiamo aspettando da più di mezz’ora..” disse il capo.
Sbuffò, mentre Kuroro mostrò una faccia spazientita.
- Ce l’hai??-
- Sì, sì… Ecco-
Si alzò, e consegnò a Kuroro il piccolo cellulare usa-e-getta che le avevano chiesto di acquistare.
Risiedendosi, scelse il posto accanto a Shalnark, ed accennò un colpetto d’anca.
Sapeva che Shalnark provava qualcosa per lei, si divertiva a provocarlo e… A volte, anche a maltrattarlo.
- È attivo solo fino alle quattro e un quarto – spiegò, poi si girò e di nascosto fece l’occhiolino al ragazzo accanto a lei.
Quello arrossì.
Shalnark si alzò, di fronte al capo. Asia si spaparanzò, annoiandosi.
- Bene- rispose lui - Vai Shalnark - glielo lanciò - Fai il tuo dovere-
- Ok - rispose un po’ svogliato.
La nuova arrivata si mise a ridere.
- Qualcosa che non va? - chiese Kuroro, mantenendo quello che con lei era di abitudine un tono spazientito.
- No… Solo che mi sembra un cagnolino – rispose alzando lo sguardo verso Shalnark.
Non riusciva a smettere di ridere.
- Meglio che vada, ci metterò poco… Addio Asia -
- Addio Shaky! – lo salutò ridendo. Oramai era andata perduta, non riusciva a trattenersi.
- Non chiamarmi Shaky…! - esclamò andandosene. Sbatté la porta dietro le spalle.
Asia continuava a ridere, e anche Kuroro aveva abbozzato un sorrisino divertito.
Aveva un piano in mente… Aveva trovato un valido sostituto per il membro mancante.
E presto una nuova arrivata avrebbe fatto il suo ingresso nel ragno.
Asia, riuscì a riacquistare un po’ di calma. Si mise seduta, e guardò negli occhi i ladri, seduti innanzi a lei.
Silenzio.

- - -

Aprì gli occhi, lentamente. Era già mattino, in quel suo piccolo appartamento a York Shin City.
Vagò con lo sguardo di smeraldo per la stanza, quasi non la riconoscesse.
Pareva cercare qualcosa. O qualcuno. Quando vide la sveglia, sul viso si dipinse un’espressione di terrore.
- Tardi! - esclamò, saltando giù dal letto - Tardi, tardi, tardi! -
Si precipitò in cucina, ingoiò un caffè, due biscotti, e corse al bagno.
Trovò il liquido bollente già pronto nella caraffa di vetro, e il bagno caldo. Dio, quanto adorava la tecnologia…
Si lavò, si precipitò davanti all’armadio, e lo aprì.
Il mondo le crollò addosso, insieme a una montagna di vestiti.
Sbuffò, stremata.
- È tardi, tardi, tardi… - canticchiava, mentre li raccoglieva -
Li sistemo quando torno - si ripromise.
Prese una maglia leggera e scollata viola, con cravatta di schizzi argentati, e un paio di jeans chiari.
Si infilò di corsa l’ultimo giacchetto ancora appeso, prese lo zaino abbandonato sulla poltrona, e si chiuse la porta alle spalle.
Scendendo le scale di corsa, si spazzolò di corsa i capelli, rinfilò il pettine ‘di emergenza’
in una tasca della cartella, e raccolse in un cipollotto abbastanza alto la chioma chiara.
Attraversò il portone, mostrando i riflessi di fiamma dei capelli.
Cinque minuti, ed era sull’autobus.
Avrebbe dovuto fare tardi più spesso, si sarebbe evitata minuti di sguardi curiosi da parte dei passanti.
A piedi, era a un quarto d’ora dall’università, e con il pullman avrebbe dovuto fare un lungo giro,
dovendo superare 6 fermate, però a piedi avrebbe dovuto attraversare dei quartieri non esattamente onesti...
Era venuta a York Shin durante luglio, per sistemare bene l’appartamento acquistato con l’aiuto dei genitori e ambientarsi un po’,
in vista dell’università che sognava dai tempi delle medie.
Quando aveva detto alla professoressa di voler divenire una giornalista, quella aveva risposto seccata che a 13 anni
non poteva avere già l’idea di uno sbocco professionale, però aveva seguito la propria testa, ed adesso stava lì.
Alle spalle, un ottimo liceo linguistico comprensivo di latino.
Innanzi, facoltà di Scienze della Comunicazione.
Più avanti, un master in giornalismo, e l’ambito lavoro… Ma i castelli in aria, sebbene i più facili da costruire, sono anche i più fragili.
L’ideale sarebbe stato di preoccuparsi solamente per la scuola. E voleva fare così.
E, pronta al terzo giorno d’università della sua vita, aspettava sul mezzo.
Estrasse un quaderno dalla borsa, e cominciò a ripetere mentalmente.
Oggi, prima lezione di storia. Voleva rinfrescarsi le idee sulle date del Novecento.
Senza che lei se ne accorgesse, qualcuno si sedette al suo fianco.
Quando si girò e lo vide, si tolse la cuffietta dall’orecchio, ed ascoltò.
Il ragazzo doveva avere la sua età, forse un annetto in più.
Era giovane, il viso pulito e candido, occhi verdi, capelli cenere.
- Sì? - chiese, invitandolo a parlare.
- Posso chiederti cosa pensi dei virus informatici? - le chiese, sorpassando i saluti.
- Come, prego? -
- Lo so, non è un buon inizio, però potresti rispondermi? Cosa pensi dei virus? -
- Sono virus, non posso dir niente… Come se mi venisse chiesto cosa penso della fame nel mondo, o dei raccomandati in televisione... -
- Trojan, Worm, Backdoor… I più gravi sono 14'900 nel mondo,
secondo l’ultima stima risalente a sei mesi fa, e tu non sai che dire? Cose come sono buoni, cattivi, se li prendi è perché te li meriti,… -
- Posso dire solo che ad ogni uccello il suo nido è bello -
- Cioè, tu avresti creato dei virus? -
Lei alzò le spalle. Era uno strano ragazzo.
Non parlava né lento né veloce, e nella voce aveva un qualcosa di dolce, quasi mellifluo...
Se le avesse detto in quel momento che la stava ipnotizzando a parole non ne sarebbe rimasta sorpresa.
- Mi mostrerai il migliore questo pomeriggio. Alle quattro chiamami, e ti dirò dove raggiungermi.
Questo numero vale fino alle quattro e un quarto, poi sparisce, quindi ti suggerisco di farti sentire - le consegnò un foglietto scritto a mano.
Shalnark: 3486*****4
Non seppe il perché, ma lo infilò nella tasca dello zaino.
Cosa volesse farci, neanche lei lo sapeva con certezza.
Si accorse che mancava una sola fermata.
Riaccese l’MP3, mise il quadernetto nella borsa, e si sistemò la felpa, pronta per scendere.

---------------------

2° Capitolo Image Hosted by ImageShack.us
FLASHBACK x CELLULARE x MOTORE DI RICERCA

Era ancora lì…
Seduta su quel divano, mentre ad uno ad uno i ragni si alzavano e salutando uscivano dalla porta.
- E tu Asia? Cosa fai? - chiese il capo allungando un mano e prendendo il suo amato libro dal comodino.
- Vuoi che me ne vada? -
- No, resta pure, però credo che tu mi voglia dire qualcosa… Vero? -
- Beh... In effetti... Ho qualche dubbio sul nuovo: ci serve davvero uno così? -
- Si, lo so, non sarà forte, però dovrà essere un hacker eccellente, e, sì, ci serve...
Insomma è tutto il contrario di te… Tu sei tutta muscoli e niente cervello...
- rispose Kuroro vagamente.
Asia lo interruppe
- Ehi ma come ti permetti?! - esclamò, mentre divertita passava forte una mano tra capelli di Kuroro, fino a spettinarli tutti.
- Abbiamo in mente una persona in particolare… Ha un legame speciale con i computer, dovuto al suo Nen mentre tu…
Ho assistito ad un litigio fra te e un tostapane, e stavi avendo la peggio! -
- Hai ragione… Sì… Ok… -
“Non diventerò un cagnolino come Shalnark, né come gli altri” pensava “Mai…”
- Comunque, non sarò brava come quello, ma anch’io con i computer ci so fare…! -
commentò la ragazza, voltandosi dall’altra parte.
Mentiva, e lo sapevano entrambi.
Si voltò per guardarlo negli occhi. Scuri, profondi, le piacevano moltissimo.
Per quegli occhi, provava un sentimento come può esserlo un amore infantile:
non amore come lo si definisce al giorno d’oggi, ma quasi adorazione, per quegli occhi.
Che appartenessero al capo di una mafia, e che ora la stessero scrutando sospettosi, non importava.
Erano bellissimi lo stesso.
Si guardarono, e lei scoppiò di nuovo a ridere.
Anche l’uomo si concesse una risata, riuscendo a rimanere composto, come lo era sempre stato, accomodato fra i suoi Ragni.
Asia se ne andò salutando con un cenno con la mano che Kuroro non notò neanche
e si diresse verso un luogo ben più confortevole, di quella strada sgangherata.
Camminava lentamente, guardando di tanto in tanto le vetrine.
Sapeva che niente le sarebbe piaciuto, e anche se per caso qualcosa l’avesse attirata,
sapeva che non poteva permetterselo per mancanza di soldi...
Stava ancora aspettando il compenso per il lavoro del giorno prima, da parte del capo del Geney.
Arrivò a casa in 20 minuti e salite le scale mise la chiave nella serratura e con 2 giri aprì.
Si trovò davanti per l’ennesima volta quella casa.
La casa che con l’aiuto delle cose rubate aveva comprato.
Non era una villa, e certamente non era come quella del suo capo.
Ma era la sua...
il suo piccolo appartamento: 1 camera, 1 cucina, 1 bagno e una piccola sala..
Con il sorriso sulle labbra entrò, posò sul tavolino le chiavi
e si tolse le scarpe poi sbadigliando si diresse verso la camera da letto..
“Sorellona…?”
“Si?”
“Mi prometti che staremo sempre insieme?”
Esitò un attimo ma con un sorriso dolcissimo Asia rispose
“Sì sorellina, per sempre… Almeno possiamo provarci!”
“Sai cosa sarebbe bello da grandi? Vivere insieme!!”
“Sorellina…?” disse Asia..
“Si?”
“Non esagerare.. Ok??” disse Asia mentre dava a Sofia una piccola zecca sul naso
“Però ci proveremo, contenta?”
Asia si bloccò.
Non sapeva perché quel ricordo le aveva trapassato la mente in quel preciso momento…
Non erano riuscite a mantenere quella promessa.
“Solo per un mio capriccio..” sussurrò
“ Per uno stupido sogno criminale”
Si tolse la maglia e andò davanti allo specchio.
Il suo bel corpo, pieno di tatuaggi inquietanti. Non cuoricini farfalline come le solite ragazze.
No... Croci, teschi, spade, tempestavano la pelle chiara del petto e delle braccia.
Quello che risaltava fra gli altri era una croce al contrario proprio sotto all’ombelico.
E poi... Il suo sogno…
Si girò dando e spalle allo specchio..
Quel grande tatuaggio che prendeva più di mezza schiena…
Il Ragno...
Nemmeno i facenti parte del Geney avevano potuto controbattere al suo capriccio.
Era il membro 4. E mezzo. Aveva voluto così.
Poi andò verso lo stereo.
- Play - ordinò, premendo il tasto.
Le note metalliche invasero la stanza. Parole dure, ma con un pizzico di malinconia, che c’è sempre quando si parla così.
- One thing, I don’t know why… - canticchiò, andando verso la cucina
- It doesn’t even matter how hard you try…* -
Aprì il frigo prese un barattolo di gelato. Il pranzo di tutti i giorni.
Si sedette sul divano a guardare la tv, quando squillò il telefono..
- Pronto? -
- Asia… Hanno ucciso Phinx… Sbrigati ad arrivare… - le disse Shizuku, preoccupata.
Sembrava stesse correndo.
Lasciò tutto acceso, prese la maglia e scendendo velocemente le scale corse verso il loro rifugio.
Sembrava volare, correva veloce come il vento...
Intanto le campane rintoccavano...
Era precisamente mezzogiorno...
Ma lei non badava ai rintocchi, non badava alla fame,
non badava alla mancanza delle scarpe lasciate all’ingresso, non badava agli sguardi straniti delle persone…
Pensava solo a correre. Solo a quello.

Seguiva la lezione un po’ più distratta dell’inizio.
Era la terza ora della mattinata, però si sentiva di aver quasi esaurito le forze.
Ancora tre quarti d’ora di storia, e si sarebbe lanciata attraverso la porta, avrebbe fatto una fermata
obbligatoria ad un bar per mangiare qualcosa, e sarebbe tornata a casa.
Il mercoledì era il giorno in cui aveva meno lezioni.
Sperava che la professoressa cominciasse con lo spiegare il programma dell’anno,
almeno avrebbe potuto organizzarsi con lo studio,
però la donna alta e slanciata che era entrata aveva iniziato con le domande a raffica.
Chiedeva una cosa, due, commentava con voce acida, e scribacchiava sul registro.
- Sofia Antony? -
- Qui” alzò la mano, per far vedere alla professoressa dove stava.
- Mi spieghi cosa ricordiamo del signor Vincenzo Bava Beccaris -
- Fiorenzo Bava Beccaris era un generale, e ricevette un’onorificenza
per aver sparato cannonate contro la folla di popolani in protesta a Milano nel 1898 -
- Cosa? -
- Come? -
- Nel 1898 cosa? -
- La protesta -
- Mese? -
- Credo, nel maggio -
- E l’onorificenza? -
- Mi pare fosse nel… -
- 6 giugno 1898, onorificenza per la Rivolta dello Stomaco,
svoltasi nelle piazze milanesi nel maggio dello stesso anno.
Conoscenze buona, imprecisione nel linguaggio. Cinque, perché sono buona -
La ragazza sentì una certa rabbia assalirla, però si trattenne dal rispondere.
“Un’altra nota! Ma come ho fatto ad avere una figlia così?!” sentì la madre esclamare.
“Mamma, è stato il prof… Non centro nulla io!”
“Certo, intanto la nota l’hai presa tu, non il professore, quindi…”
“Ma sempre a puntualizzare tu!”
La vide andarsene di corsa, e sbattersi la porta dietro le spalle.
“Tesoro” le aveva detto dolcemente la madre
“Prendi tua sorella come esempio: fai attenzione a quello che dici, le parole feriscono più di mille fatti”
Asia… Una vita che non la vedeva…
A ripensarci, solo tre anni, però in cui ne aveva passate tantissime.
Aveva pianto, riso, festeggiato…
Era anche defunto uno zio, ma la sorella non si era mai fatta sentire.
Non aveva chiamato, non aveva scritto…
Semplicemente scomparsa nel nulla.
Scomparsa come solo i morti sanno fare… I morti, e gli Hunter…
“Ehi tu…” la chiamò una voce alle spalle.
“Che volete?” rispose lei dopo essersi voltata, guardando negli occhi i due ragazzi.
“Io e te abbiamo un conto in sospeso: per colpa della tua linguaccia lunga, finirò in castigo e non avrò il cellulare nuovo”
“Imparerete a moderare i termini, il bullismo è uno degli atti più spregevoli,
potreste aver condizionato perennemente quel povero bimbo, che, arrivato a sedici anni,
avrà paura del primo che alza la voce, fino ad arrivare al terrore di ogni rapporto umano e al suicidio.
Volete avere qualcuno sulla coscienza?”
aveva detto tutto d’un fiato, sperando di farli ragionare, o almeno intontirli un po’.
“Che cazzo dice questa?”
chiese uno all’altro, con un mezzo sorriso.
Sofia lo colse come un successo: o era un sorriso stranito, o stupefatto, in ogni caso era ciò che voleva.
L’altro non rispose.
Il volto inespressivo fece correre un brivido sulla schiena della ragazzina.
“Non devi fare questi giochetti con me, perché mi fanno solo incavolare di più”
Si avvicinò ulteriormente.
Le parole mancarono di bocca alla piccola.
improvvisamente, quello che si avvicinava cambiò espressione.
Si stava lentamente sollevando.
“Ma che…” si girò, per vedere cosa stesse succedendo.
Sbiancò, vedendo il viso di Asia a pochi centimetri dal suo.
“Cosa volevi fare a mia sorella?”
chiese tranquilla, quasi dolcemente, come se non stesse tenendo i piedi di lui a 20 centimetri da terra.
“Tu-Tua sorella? Ma, veramente stavamo…
stavamo giocando, diglielo nano!”cercò rifugio guardando l’amico.
Quello lo guardò, e corse via.
Asia vide il ragazzino scappare, e rivolse un ghigno a quello rimasto.
“Se per caso ti vedo ancora parlare con mia sorella,
anche se state parlando sul serio e non stai facendo nulla di male,
incorrerò di farla arrabbiare e ti farò vedere cosa ti succederà l’anno prossimo al liceo…”
continuò con lo stesso tono, che fece gelare il sangue al malcapitato.
“Sicuro” cominciò a scuotere la testa quasi convulsamente,
per far vedere che aveva capito.
Asia lo fece cadere, e lo guardò darsela a gambe.
“Grazie” si avvicinò la sorella minore.
“Ti hanno fatto qualcosa?” le chiese preoccupata.
“No, anzi, dovrei essere io a chiederlo a loro, li hai terrorizzati”
le due risero.
“Ricorda che per te ci sarò sempre, nanetta, qualunque cosa tu abbia bisogno”
“Grazie” la abbraccoò
“E, quando avrai bisogno di un avvocato, perché ne avrai bisogno, ti farò uno sconticino speciale”
“Bhe, allora non vedo l’ora! Uno sconto è sempre ben accetto” Sorrisero, e si salutarono.
“Asia, grazie, ti voglio bene”
“Uh, di che?”
La vide tornarsene a casa.
Aveva solo due anni più di lei, ma si comportava come se la differenza fosse maggiore…
Lei, il suo angelo custode.
Un angelo con le ali nere, che aveva deciso di andarsene, e lasciarla sola.
"Avevo solo 12 anni.." pensò sconsolata Sofia..
"Ma dove ti sei cacciata, gigante?"
Le sarebbe bastato sapere solo che stava bene, ma se lo avesse saputo, non le avrebbe più pensato.
Non avrebbe più avuto quei ricordi martellanti, né avrebbe desiderato sentire quella voce anche solo per un minuto.
Per una vita insieme, se ne può passare un’altra con la morte nel cuore?

Asia arrivò da Kuroro in poco tempo, erano tutti lì ad aspettare di partire appena lei fosse arrivata..
- Eccoti - disse Machi, come per lamentarsi.
- Ho fatto il prima possibile!... - rispose, ancora con il fiatone
- Ma chi è stato…? -
- Un bastardo... Un bastardo con le catene...
Ha dei poteri speciali a quanto pare, ma che noi non conosciamo -
- Phinx è il secondo a essere ucciso da lui… - disse con la solita calma Kuroro..
- Quindi è lo stesso che ha fatto sparire Ubo? - chiese.
La incuriosiva quel ragazzo.
Era riuscito a fare fuori 2 dei più forti del Geney Ryodan, era ancora era vivo, ed era sempre pronto a colpire.
- Come si chiama...? -
- Questo almeno lo sappiamo… - rispose Shizuku.
Venne interrotta dal capo che con il solito tono pacato disse il nome
Avvertì una punta di preoccupazione, mentre lo pronunciava.
Una punta che stava ad indicare un iceberg.
Ed era il più grosso iceberg da quando lo conosceva, due anni e mezzo.
- Kurapika Kuruta... -
Un nome che le si stampò in mente. Come un tatuaggio.
- Ma adesso basta parlare, dobbiamo muoverci - continuò Kuroro.
- Dove andiamo? - domandò Asia.
- Dobbiamo cambiare i piani.. Nessuno si aspettava la sua morte -
- Pensare, eh?! Beh, Kuroro, come hai detto te prima, non è il mio forte! E poi ho un impegno. Au revoir!
- si allontanò
- A proposito… - si fermò sulla porta
- Shaky è inutile che ti nascondi… Guarda che so che ci sei… Ciao Shaky! -
il ragazzo spuntò da dietro Franklin, e la salutò demoralizzato.
- Ciao Asia… -
Poi se ne andò.
“Mi hanno rotto per cambiare quegli stupidi piani.." pensò.
Ritornò a casa e salite le scale, aprì la porta.
Subito guardò le scarpe, e le sfuggì un sorriso.
Era ancora tutto lì… Il gelato ormai molliccio, il cd che continuava ad andare…
Prese la moka e si fece un bel caffè caldo… Amaro, come sempre.
Prese il portatile.
Sì, poteva anche non essere brava, ma a fare una ricerca su internet era capace anche lei!
Si sedette sul letto e incominciò a cercare.
- Kurapika Kuruta… - sussurrò, sorseggiando la bevanda calda.
Il motore di ricerca ci mise un paio di minuti ad avvisarla di aver terminato.
Solo un risultato.
- L'ultimo…-
Cliccò il link. Era la scheda completa di Kurapika.
Nome, cognome, età attuale,contatto e-mail, numero di telefono, e una foto.
Però, non era brutto…
Prese il cellulare dal comodino e digitò il numero..
- Pronto? - rispose un ragazzo al di là della cornetta.
- Kurapika? -
- Chi lo cerca? -
- Una persona che ti può aiutare.. Se vuoi sapere di cosa si tratta vieni fra mezz'ora alla miniera…
- mise giù, senza attendere una risposta.
“Solo perché potrebbe essermi d'aiuto" pensò prendendo le scarpe, ed uscendo di casa.

Aveva seguito i propri piani, come quasi sempre nella sua vita.
Corsa, bar, autobus, casa.
Poi, un pranzo veloce, con contorno di Latino, pomeriggio fra Letteratura e televisione.
Fino a un’oretta prima, quando, dopo aver riordinato l’armadio,
aveva cominciato a domandarsi come prepararsi, e, cosa più importante, se uscire per davvero.
“Non so neanche se dicesse sul serio, se scherzasse…”
Però, era curiosa.
E la curiosità era l’unica cosa capace di mandare le pianificazioni di una vita all’aria.
Quante volte, se avesse riuscito a tenere a freno la mano, o la lingua, avrebbe evitato guai e malintesi…
Maledicendo sé stessa e il momento in cui aveva deciso di metter via il biglietto,
si infilò una maglia bianca a maniche corte e bordi grigi, e un paio di pantaloni di stoffa bianchi.
Prima di uscire, si spazzolò bene i capelli, e provò a sistemarli.
Una coda alta? Una treccia?
No, il volto rimaneva scoperto.
Un cerchietto? Avrebbe potuto avere caldo, o perderlo…
Optò, dopo dieci minuti buoni, per raccogliere dietro solo le ciocche laterale, giusto per mantenere libero il viso.
Prese il cellulare, e il numero.
Spostò lo sguardo da uno all’altro, trepidante.
Le quattro e cinque minuti.
Compose il numero, e accostò il cellulare all’orecchio.
- Pronto? - rispose, un po’ contrariato, un ragazzo.
- Cercavo Shalk… Shalnark, ecco -
- Tu devi essere Sofia, giusto? - chiese la voce.
Evidentemente, lo aveva trovato al primo colpo.
- Io sì, però… -
- È pronto il virus? -
- Prima vorrei… -
- È pronto sì o no? -
- Certamente -
- Allora, tu sai dove si trova… vediamo… il ‘Night Power’? -
Lei sentì di sottofondo un uomo che esclamava
qualcosa come “Al primo appuntamento… educazione”.
Non chiese chiarimenti.
Sentì Shalnark zittire chi aveva parlato.
- Allora? -
- Non ne ho idea -
- Che posti conosci di York Shin City? -
- Sono qui da poco, so dove si trovano il parco, l’università, qualche locale sparso… -
- Fa niente, facciamo prima se vengo a prenderlo di persona…
Due minuti e sono là -
La telefonata fu chiusa subito. guardò il cellulare, sorpresa e preoccupata.
Come faceva a sapere quel ragazzo dove abitava?
E come le era venuto in mente di chiamare?
Poteva benissimo essere uno sbirro alla ricerca di qualche hacker in particolare
che aveva creato virus troppo potenti, o anche un pazzo maniaco che voleva ucciderla dopo averla torturata…
No, troppo giovane per essere un poliziotto a quei livelli,
e troppo carino per essere un assassino.
Prese un quaderno, e scese per strada.
Si sedette sulla panchina alla fermata dell’autobus, ed attese.
Dopo qualche minuto, il ragazzo arrivò per davvero.
Scese dalla macchina, e la salutò non proprio allegramente.
- Ciao Sofia -
- Ciao -
Il finestrino si abbassò, rivelando una ragazza.
I lineamenti sottili, occhi chiari, capelli non definibili, coperti com’erano dal cappello.
- Shal, muoviti che aspettano -
gli raccomandò duramente lei.
Il ragazzo la ignorò.
- Ce l’hai? -
- Certo - mise una mano alla tasca, ed estrasse una piccola custodia nera
- È il Black -
- Uh, ne ho sentito parlare… Da qui posso esaminarlo e basta, vero? -
- È il cd con il virus originale, puoi anche modificarlo, eliminarlo, farne quello che vuoi.
È il migliore fra i miei, per ora, però è stato un fallimento alle prove generali -
- Lo analizzo, e ti faccio sapere -
- Il numero… -
- L’ho preso dal cellulare prima che si spegnesse -
Il ragazzo girò sui tacchi, e si diresse alla macchina.
- Mi faccio sentire entro questa sera -
- D’accordo -

Si lasciò cadere pesantemente sul sedile dell’auto, accese e ingranò la marcia.
Dopo aver messo in moto, fece un cenno della mano alla ragazza che continuava
a guardarlo attraverso il vetro. Sembrava frastornata. Partì.
- Hai intenzione di portarmi a star dietro ai tuoi affari personali per sempre? -
- Non sono stato io a chiederti di venire, Machi, sei semplicemente saltata in macchina -
- Me l’ha detto il capo -
- Comunque non sono affari personali -
- Oh, sicuro -

Lo guardò che partiva, e seguì la macchina fino alla curva.
Cosa stesse accadendo, nemmeno lei lo sapeva.
Come aveva fatto a trovarla? Chi era? Come sapeva dei virus? Perché voleva esaminarne uno?
E chi era quella ragazza?
Frastornata da quello che le accadeva intorno, decide di tornare in casa.
Si sdraiò sul divano, la musica a palla nelle cuffiette,
la vaschetta formato-famiglia di gelato al cioccolato per terra accanto a lei, il computer sulle gambe.
- Nessuno… - sibilò
- Niente... Assolutamente…
Shalnark, sei forse un fantasma? -